La messa in latino: un capolavoro anche letterario

Chiunque di noi moderni si accosti per la prima volta alla missa resta profondamente colpito dalla ricchezza spirituale, teologica e letteraria della celebrazione, vero canto di gloria a Dio. Se per caso siamo istruiti nelle lettere, riusciamo a cogliere una bellezza anche formale veramente straordinaria, tale che essa sola – tralasciando la sua natura ancillare di strumento – meriterebbe un attento studio. Eppure anche all’innocuo livello letterario la missa è stata cancellata dalla consapevolezza contemporanea, condannata evidentemente dalla stessa damnatio memoriae che ha colpito l’intera liturgia vetus ordo.

Tra le pochissime voci fuori dal coro merita attenzione quella del francese Henri-Irénée Marrou, uno dei massimi storici del Cristianesimo:

Per tutto il tempo in cui la liturgia in lingua latina è rimasta in vigore, di essa ci si è serviti senza in certo qual modo prendere coscienza della sua originalità. Dopo che le riforme introdotte dal concilio Vaticano II l’hanno ormai posta nel dimenticatoio, solo qualche nostalgico o qualche curioso del passato in futuro saprà ancora quale sia stata la sua grandezza. Bisogna dunque rievocare con una certa solennità come l’insieme di questi testi abbia rappresentato l’ultimo capolavoro delle lettere latine.

Quale stupefacente padronanza delle risorse linguistiche e delle tecniche più sperimentate della retorica classica! E quale varietà di toni, dal lirismo dei prefazi alle antitesi delle orazioni così sapientemente equilibrate! Una sorprendente densità dottrinale vi si esprimeva con discrezione e con sobrietà: si pensi al prefazio della Trinità, utilizzato per tutte le domeniche durante l’anno («cosicché nella professione della vera e sempiterna divinità, sia adorata ad un tempo la proprietà delle Persone e l’unità dell’essenza e l’uguaglianza della maestà»). Un senso poetico sempre all’erta si alimenta alle fonti bibliche, da esse traendo vocabolario, immagini, citazioni più o meno esplicite, rendendole adeguate con una sconcertante ingegnosità: applicando, ad esempio, alla Vergine Maria o alle semplici vergini oggetto di venerazione, i termini di cui la Scrittura si serve per evocare la Sapienza increata… Abbiamo finora parlato solo del testo in sé e per sé: ma alla completezza dell’elogio è necessario parlare anche del ruolo svolto dalla musica (la cronologia del repertorio del cosiddetto canto «gregoriano» è però difficile da stabilire), dell’organizzazione del cerimoniale, processioni, movimenti di folle ecc. Si trattò certo di una grande creazione, anche se la si giudicasse in base a canoni puramente estetici, senza dare alcun giudizio di valore sulla sua portata spirituale. A stento le storie della letteratura più complete e più onnicomprensive menzionano questo fatto fondamentale; generalmente lo ignorano nel modo più assoluto.

(H.-I. Marrou, Decadenza romana o tarda antichità?)

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