Protagonismi liturgici e memoria di Cristo

Salvo rare eccezioni, basta partecipare a una messa contemporanea per notare quanto il celebrante si atteggi da protagonista in prima persona. Se si ha la fortuna di partecipare piuttosto spesso alla missa in latino, come Catto Maior ha, il ritrovarsi poi tra i banchi di una celebrazione “aggiornata” si può trasformare in un vero dramma: non si riesce quasi a pregare, le nostre orecchie sono travolte da un profluvio di parole generiche, avventate, smisurate e da canti nel migliore dei casi teologicamente evanescenti, il rito è continuamente interrotto per didascalie non richieste (e tutt’altro che precise e utili) e gestualità ricercate e posticce… Insomma, viene un groppo alla gola vedendo il sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo ridotto a commedia.

Eppure abbiamo ricevuto un ordine ben preciso: Haec quotienscumque feceritis, in meam memoriam facietis. Infatti, nella sua somma perfezione e coerenza, il rito di sempre prosegue con un bel Unde et memores. Quanto poco siamo memori della centralità di Cristo, che si è immolato per la remissione dei nostri peccati! Sarebbe veramente necessario imparare noi stessi ed educare gli altri verso un atteggiamento diverso durante la messa e, in particolar modo, l’Eucaristia.

«Per ricordarvi di me»: ricordatevi non solo pensando a me, ma entrando in comunione con me, il Vivente e il perennemente presente; di me, che per voi ho cercato il Padre e mi sono sempre più avvicinato a lui, che sono morto per voi, che per voi sto davanti a Dio e, col mio sacrificio, riconsacro l’universo. Ad ascoltare invece qualche teologo e qualche liturgista di oggi – alla ricerca spasmodica della «autenticità» del rito, del suo totale inserimento nell’ambiente sociologico dei partecipanti e della sua capacità di esprimere i problemi umanisembrerebbe che il Cristo abbia detto piuttosto: «Fate questo per ricordarvi di voi».

(Giacomo Biffi, Alla destra del Padre, L’eucaristia, p. 140)

 

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