La Verità dona libertà e dignità

Nel blaterare caotico e infaticabile di presunti diritti, mai una volta che capiti di sentir parlare del più fondamentale dei diritti: quello alla Verità e quindi a Dio. Tutti pretendono di poter essere liberi di compiere qualsiasi aberrazione, ponendosi come padroni della propria morale (o, forse, a-morale) e lamentando presunte dignità calpestate, come se il ridursi a stati bestiali o a enti meccanicistici sia un qualcosa che nobilita l’uomo.

Osservando con fare disincantato la gran parte dei turbinii moderni e le loro conseguenze, soprattutto sui comportamenti degli uomini, notiamo facilmente l’accadere spietato del contrario dei proclami di libertà tanto sbandierati: gente che diventa schiava delle proprie aberrazioni, vittima dei propri inganni, sola nell’ipocrita fratellanza universale. Assistiamo al trionfo del relativismo, che ha come sua inevitabile conseguenza la distruzione stessa della realtà e dell’uomo. Esagero un po’ troppo? Sentiamo allora cosa diceva il card. Ratzinger, nella sua caratteristica lucidità d’analisi e nel suo candore teologico:

In senso più profondo la vera alienazione, la non libertà e la prigionia dell’uomo sta nella sua assenza di verità. Se egli non conosce la verità, se non sa chi egli è, per che cosa esiste, che cosa è la realtà di questo mondo, allora brancola solo nel buio, allora è un prigioniero e non un uomo libero nell’essere. In Irlanda il Santo Padre ha detto che il primo e fondamentale di tutti i diritti dell’uomo è il diritto a Dio. Senza questo diritto fondamentale che è in pari tempo diritto alla verità, gli altri diritti dell’uomo sono insufficienti. Senza questo diritto fondamentale alla verità e a Dio l’uomo viene degradato a pura natura legata alla necessità. Ma la profonda oscurità e l’alienazione del nostro tempo consistono proprio nel fatto che noi abbiamo delle realtà definite, ma non conosciamo il loro fine; che per la nuda conoscenza non siamo più capaci di credere e vedere la verità: non sappiamo più che cos’è propriamente la totalità. La nostra filosofia è simile a quella di Pilato: che cos’è la verità? Solo apparentemente questa è una domanda, in realtà è un’asserzione: la verità non esiste, e solo i pazzi e i fanatici credono di conoscerla o disputano attorno ad essa. Ma se è così, se l’uomo non ha una verità, ma solo dati di fatto, allora è un alienato, ed anche la partecipazione è solo un vuoto gioco nel nulla che gli farà credere d’essere libero e lo delude profondamente. Il grido contro una simile vuota libertà non è casuale; infatti l’uomo che è abbandonato all’assenza di verità, è privato della propria dignità.

(Joseph Ratzinger, Guardare al crocifisso; Cristo il liberatore. Un’omelia pasquale, pp. 111-112)

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