Contro una Chiesa piegata al mondo

Un tempo i sermoni dei parroci, e ancor prima di loro e con ben maggiore veemenza quelli di centinaia di Santi, insistevano continuamente sul disprezzo del “mondo”, necessario per aprirsi veramente al Mistero salvifico annunciatoci da Cristo. Si enumeravano i vizi e i pericoli della “mondanità”, quando essa era incomparabilmente più innocua e ingenua dei nostri tempi, in cui veramente l’umanità sollazza tra frivolezze, lussi, perversioni e mollezze. Tutto ciò sembra però dimenticato, di proposito: troppo scomodo sarebbe mettere in discussione le nostre comodità, troppo faticoso lottare quotidianamente per arginare le tentazioni di brama terrena (di potere, di gloria, di possesso di beni caduchi, inutili e falsi).

Anche la Chiesa, che dovrebbe operare nel piano pastorale per proteggere l’integrità spirituale dei fedeli e preservarla dalla corruzione, s’è ormai piegata quasi totalmente a questa nuova esiziale tendenza: il considerare in modo esageratamente positivo il “mondo”, sia per una grossolana banalizzazione derivata dal ritenerlo necessariamente perfetto e buono in quanto creato da Dio sia per una più complice volontà di rilassatezza morale. Ora sembrerebbe che la Rivelazione debba aprirsi al mondo, modificarsi a seconda delle volubili tendenze contemporanee, mentre la Chiesa, additata dai suoi stessi membri come colpevole delle peggiori malefatte, dovrebbe deporre la sua autorità (come se essa non derivasse dall’Autorità suprema e non le fosse necessariamente sottomessa) e mischiarsi tra le genti, diventando una delle tante pseudo-filosofie.

Questo degenero – così come molti altri – può esser fatto risalire, cronologicamente e causativamente, al post-Concilio, a partire dall’interpretazione forzosa di alcuni documenti, subito fatti propri e stravolti dalle correnti moderniste. Ma per non ardire invischiarmi in questioni più grandi delle piccole capacità di Catto Maior, ascoltiamo il ben più autorevole Giacomo Biffi, che ha saputo notare anche questa pericolosa tendenza attuale:

A esaminare con attenzione alcuni testi ecclesiastici recenti (per esempio, alcuni formulari suggeriti da qualche parte per le preghiere dei fedeli) si ha l’impressione che i due vocaboli «mondo» e «Chiesa» rispetto all’uso di prima si siano semplicemente scambiati di senso. Si implora sempre infatti che la Chiesa capisca, riconosca, si converta, abbandoni il suo egoismo e la sua volontà di potenza ecc.; e per contro si prega perché il mondo venga riconosciuto e appagato nelle sue aspirazioni, aiutato nelle sue necessità, esaltato nei suoi valori. Ad ascoltare certe celebrazioni del mondo viene da domandarci perché mai a Gesù Cristo sia venuto in mente di fondare la Chiesa, peggiorando notevolmente le cose.

Almeno sul piano terminologico è innegabile la rottura con tutta la tradizione precedente. Ma è davvero soltanto una questione di vocabolario?

All’origine di questo mutamento c’è la «Gaudium et spes»; ma si tratta della «Gaudium et spes» passata al filtro della ideologia postconciliare e, così mortificata, acriticamente accolta da molti strati della cristianità.

(Giacomo Biffi, La bella, la bestia e il cavaliere, Chiarificazioni, Lamentazione sui tempi presenti, p. 27)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Apologetica, Teologica e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...