La necessità del Battesimo

Proviamo a considerare il Battesimo da un punto di vista insolito: anziché “dall’interno della Chiesa”, come Sacramento che sancisce l’ingresso nel Corpo mistico di Nostro Signore Gesù Cristo, “dall’alto”, ossia dalla prospettiva escatologica o addirittura, se ci è consentito osare, “dalla prospettiva di Dio Giudice”. L’operazione non è uno sterile sofisma, bensì un modo utile per cogliere a pieno l’importanza di questo Sacramento, oggi molte volte minimizzato e persino messo in discussione.

Senza entrare nell’analisi specifica del rito e sui suoi valori teologici, mi soffermo unicamente sul fattore basilare che il Battesimo sancisce: l’appartenere alla Chiesa. Nella prospettiva sopra illustrata capiremo allora quanto esso sia indispensabile per la salvezza dei fedeli, in quanto solamente all’interno della Chiesa può esserci la speranza di meritare la vita eterna, come più volte affermato da Nostro Signore. Ecco allora che il Battesimo diventa un segno tangibile e lampante dell’assurdità dell’indifferentismo religioso; ecco allora che da questa incontrovertibile necessità del Battesimo può sgorgare l’unica linfa veramente fruttuosa per un retto ecumenismo: l’evangelizzazione, ossia il portare l’annuncio di Cristo alle genti, ribadendo la necessità che si convertano (e battezzino) per ottenere la salvezza.

Il Sacramento del Battesimo può essere pertanto visto sia in una luce includente, quella del fanciullo (o dell’adulto) che viene accolto nel grembo della Chiesa cattolica, sia in una luce escludente, quella che inevitabilmente distinguerà sempre coloro che hanno accolto il Verbo di Dio e coloro che, pur avendolo sentito, lo respingono. Il tutto, ovviamente, tenendo ben presente le difficoltà oggettive che certe circostanze-limite possono generare rare eccezioni alla necessarietà del Sacramento concreto del Battesimo (oltre alla questione dei giusti che vissero prima della venuta di Cristo, sul cui tema occorrerebbe spesso più chiarezza da parte dei teologi, mi riferisco in particolare ai casi di Battesimo di sangue e di desiderio).

Cedo così la parola a padre Serafino Lanzetta, un cui breve passo chiarisce ottimamente quanto dico:

Il Battesimo è necessario alla salvezza, senza di esso, ordinariamente, non v’è nessuna salvezza. L’ha insegnato il Signore stesso, in un passaggio poco e raramente ricordato dai predicatori: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà, sarà condannato” (Mc 16, 16). A nulla vale dire che si tratta della finale di Marco per ignorare la vera posta in gioco. Certo vi è anche un Battesimo di desiderio (accanto al Battesimo di sangue o di martirio), o meglio il desiderio del Battesimo, salvifico nella misura in cui, in retta coscienza, l’uomo che non ha conosciuto il Vangelo desidera il vero Dio, la verità e quindi la salvezza. Il desiderio del Battesimo è salvifico in ragione del Sacramento – da cui trae la sua straordinaria efficacia salvifica – e quindi della volontà salvifica universale di Dio, divenuta visibile e tangibile nel Figlio e nei Sacramenti.

(Serafino M. Lanzetta, Avrò cura di te. Custodire la vita per costruire il futuro; Ripartire dal principio: la vita, p. 68)

Battesimo_di_Gesu

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