L’universalità del Vangelo, che è Verità

Capita di sentir dire che la Chiesa non può avanzare pretese nella società, in quanto la laicità dello Stato e la presenza di altre fedi religiose impedirebbero l’imposizione di una specifica concezione valoriale. Questo trionfo di relativismo, nonostante sia – ahinoi! – propagandato assai spesso persino da fedeli e clerici sommamente ignoranti, va rigettato senza alcun dubbio quale errato e diabolico. La nostra Fede, infatti, non è una tra le tante, ma l’unica vera e salvifica. Questo non per una nostra superbia particolare, bensì perchè la religione cattolica è nata dalla Rivelazione divina, da Dio Padre fattosi uomo nel Figlio e sempre presente in mezzo a noi tramite lo Spirito Santo. Possiamo quindi arrogarci, e a buon diritto!, la Verità, quella con la “v” maiuscola e che travalica i particolarismi: una verità trascendente e assoluta, fondata in Dio.

Questa universalità comporta diverse conseguenze, a partire dalla possibilità di essere compresa da tutti gli uomini, proprio perchè travalica le singole caratteristiche socio-culturali e risulta afferrabile tramite lo strumento della ragione. Da qui il dovere di annunciare il Vangelo, evangelizzando le genti, ricordando la necessità della conversione all’unico vero Dio per poter ambire alla Salvezza eterna. Da qui l’impossibilità di accettare che la nostra Fede venga ridotta a una tra le molte, che ne venga scalfito il contenuto di Verità rivelata, che ne venga taciuta la necessarietà per la vita eterna.

Vale la pena leggere direttamente le parole di padre Serafino Lanzetta, uno dei grandi teologi tra i vessati Francescani dell’Immacolata:

Si noti anzitutto l’universalità: andate in tutto il mondo. Il Vangelo non conosce confini di razza, di culture, ma abbraccia tutti i confini della terra, perché esso stesso non si origina quale “prodotto” di una cultura particolare o come risultato di una tradizione geopolitica. Pur conoscendo i suoi primi vagiti nella regione mediorientale del nostro pianeta, là dove il Signore si è incarnato e ha vissuto, non rappresenta il frutto maturo di quest’area culturale, così che facilmente potrebbe essere affiancato da altre esperienze umane o religiose, riconducibili a una tradizione autoctona. Oggi pullula una grande confusione su questo dato: si affianca il Vangelo al libro dei Veda o all’esperienza dei Maya, dissolvendo così il fenomeno religioso nel suo apparire policromo e contraddittorio. Il Vangelo, invece, porta un elemento fondamentale, che supera il dato puramente sociologico: la verità. È il Verbo stesso di Dio, che facendosi carne si dice a ogni uomo, si fa conoscere da ogni uomo di ogni tempo e di ogni razza. Il Vangelo è il Logos di Dio, il Cristo, che comunica la sua verità eterna potando la salvezza all’uomo, sottraendolo dal male e dalla morsa del peccato. Questo Logos è comprensibile da ogni uomo perché richiede un assenso di fede principiando non dalla fede stessa – sarebbe una tautologia, eppure di questo si tratta in alcune fedi in cui la possibilità e il fondamento dell’annuncio è la fede stessa – ma dalla ragione, che avvezza al logos si apre armonicamente alla fede riconoscendola amica. La fede è radicata nella ragione e la ragione trova la sua pienezza nella fede. Il logos umano che si nutre della verità e del bene, vede nella Ragione eterna il suo compimento. La Ragione eterna si svela all’uomo nella fede accogliendo il Vangelo. All’annuncio del Signore, del Cristo Redentore, si risponde con la fede, dono di Dio e atto soprannaturale dell’uomo, con il quale si crede che Gesù Cristo è l’unico Dio Salvatore, che rivela il Padre e dona il suo Santo Spirito, rendendoci figli di Dio.

(Serafino M. Lanzetta, Avrò cura di te. Custodire la vita per costruire il futuro; A guado sui nostri tempi, pp. 34-35)

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