Abusi e sacrilegi liturgici

Quanto desidererei non dover scrivere questo post! Se quello a cui ho assistito ieri si limitasse ai soliti abusi liturgici, alla solita sciatteria, al solito imperversare di protagonismi umani troppo umani, avrei senz’altro sorvolato, pur estremamente amareggiato. Quando però si arriva a superare veramente il limite della tolleranza, il tacere diventa allora non solo sbagliato, ma anche una colpa. Non dobbiamo, infatti, omettere di condannare i sacrilegi, soprattutto in questi tempi di ignoranza generale, affinché – ci auguriamo – chi sbaglia possa essere corretto e chi non sa possa conoscere.

Mi trovavo alla messa prefestiva nella chiesa parrocchiale, già preparato dentro di me alla solita messa superficiale e scenografica che contraddistingue questo parroco modernista. Dall’inizio dell’Avvento, infatti, svetta al centro della navata una sorta di impalcatura di bambù sormontata da un ulivo (per un totale di almeno 9 metri d’altezza), con all’interno della base una specie di sacco che accoglie un mini-presepio. Sorvolando sulla presenza in zona di un braciere la cui funzione è assolutamente aliturgica, sullo spostamento obliquo dei banchi a mo’ di teatro e su tanti altri dettagli, l’aspetto scenografico più agghiacciante riguarda l’altare, interamente occupato da un enorme telo per proiettori, con già un video precaricato e pronto a stupire i fedeli. Siamo all’assurdo: il protagonista della messa diventa un video proiettato, che copre non solo Nostro Signore ma tutto lo spazio fondamentale dell’altare. L’estroso parroco ha dovuto installare un piccolo altare, completamente spoglio (solamente man mano le giovanissime chirichette portano l’occorrente), ai piedi della gradinata, quindi praticamente invisibile per chiunque stia oltre la quinta fila di banchi. Così il celebrante ha posizionato per quasi tutta la messa al lato dell’Epistola, ovviamente dotato di enorme microfono da concorso canoro.

Ma siamo solo all’inizio, il peggio deve ancora venire. Scopro infatti che la messa sarà “animata” dai bimbi dell’asilo, capeggiati dalle loro maestre e da una suora (credo l’unica rimasta), ovviamente senza velo, che corre qua e là più indemoniata e scomposta persino della sua collega laica vip in tacco alto e tinta rosso fiammante. Il livello costante di caos si è attestato così attorno ai 50 decibel, con picchi anche superiori; un turbinio di bambini e bambine indisciplinati e praticamente lasciati liberi di correre e urlare dalla cima al fondo della chiesa. Si potrebbe discettare sull’opportunità o meno di far presenziare sittale gregge scomposto, ovviamente seguito nelle file posteriori da genitori altrettanto indisciplinati e casinari, alla celebrazione eucaristica, perchè è evidente che non c’è alcuna attenzione verso il significato vero della messa. Sorvoleremo anche su questo, per affrettarci verso il grande sacrilegio, non dopo aver citato cursoriamente il testo dei canti proiettato come un karaoke, le letture scempiate da maestre quasi incapaci di leggere, il video fatto scorrere durante (e in gran parte al posto) della predica, le pseudo-preghiere dei fedeli fatte improvvisare agli infanti (ben tre in fila hanno ripetuto: “Gracie Cesù per gli amici”…) e la processione delle oblate con tanto di – tra le tante cose – triciclo.

Arriviamo così, in qualche modo, alla distribuzione dell’Ostia consacrata. Fiumane di genti in fila scomposta, scempi costanti di persone che afferrano frettolosamente il Corpo di Nostro Signore con le mani, magari portandoselo in giro per qualche metro, nessun momento di raccoglimento. Ha poi voglia, il vecchio Catto Maior, di sentirsi troppe volte indegno di ricevere la Santa Comunione e, quindi, di astenersene! Quanti di questi pseudo-fedeli dell’una volta ogni tanto sanno che ci si può accostare al Corpo di Nostro Signore solamente in stato di grazia? Quanti sanno cosa significa essere in stato di grazia? Quanti commettono quindi un gravissimo sacrilegio, condannato espressamente dal Catechismo? Ma siamo ancora a un livello di orrore consueto, ahinoi. Cosa ha voluto inventarsi il parroco per far contenti i bimbi chiassosi, di età media attorno ai 4-5 anni? Ebbene sì, proprio quello che state pensando: ha voluto distribuire anche a loro, che ancora non hanno ricevuto nè la Santa Prima Comunione nè celebrato la Santa Prima Confessione, il Corpo di Nostro Signore! A stento ho contenuto la mia ira e mi son trattenuto dal precipitarmi subitaneamente dall’indegno ministro per ricordargli l’abc della Dottrina. C’erano una quarantina di bambini e bambine che correvano per la chiesa con in mano l’Ostia consacrata, sbocconcellandone pezzetti come se fosse un biscotto: chissà quanti frammenti del Corpo di Nostro Signore sono stati dispersi e maltrattati! Addirittura, ho assistito alla scena di due bimbe che hanno portato il loro “premio” dai rispettivi genitori, seduti vicino a me, chiedendogli come si chiamasse, dimostrando di non sapere assolutamente cosa fosse e dicendo addirittura che non sapeva di niente. Una scena straziante come poche!

Tutto questo è accaduto senza che nessuno abbia osato manifestare non dico sdegno ma almeno perplessità. Sembrava anzi che tutti fossero molto divertiti di quanto stava svolgendosi, tanto che persino gran parte degli anziani presenti si sono messi a fare le mosse del balletto inscenato poco dopo sulle note di una straziante canzoncina buonistica cantata dai bambini. Ovazione, applausi chilometrici, sorrisi collettivi hanno concluso questa ora di autentico calvario, in cui in nessun momento i convenuti si sono raccolti per accogliere il Salvatore che si incarna per liberarci dai peccati nè per degnamente venerarLo. Al posto di Cristo c’era il protagonismo di un parroco senz’altro colpevole, la stupidità dei tantissimi conniventi, l’ingenuità e l’innocenza dei bambini (per quanto assolutamente diseducati riguardo a ciò che dovrebbe avvenire in chiesa) e l’indifferenza dei genitori.

Questa è dunque la Chiesa? Ardisco rispondere di no: questa è la Chiesa e questa è la liturgia che sono fruttate dallo spirito falso del Concilio! Miserere nobis Domine!

 

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