Celebrare Santo Stefano con il Card. Schuster

Per degnamente celebrare la Solennità di Santo Stefano, proponiamo il proprium della sancta missa di sempre, accompagnato man mano nelle sue parti dal commento del venerabile Cardinale Schuster (cfr. Santo Stefano Protomartire, in Card. A. I. Schuster o.s.b., Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano, vol. II. L’inaugurazione del Regno Messianico (La Sacra Liturgia dall’Avvento alla Settuagesima), Marietti, 1933, pp. 170-172). Risalteranno così sia l’importanza del Protomartire sia la straordinaria efficacia del rito secondo il vetus ordo, sommamente capace di armonizzare Liturgia e Dottrina, sì che ogni prece possiede una sua funzione propria e specifica in relazione alla memoria del Santo e al suo significato spirituale e parenetico. Ho voluto mantenere l’ortografia e la punteggiatura del reverendo Cardinale, le quali scontano l’inesorabile trascorrere del tempo, limitandomi a un paio di correzioni poste tra parentesi quadre; in corsivo pongo il proprium, in tondo il commento.

Martirio di Santo Stefano, Paolo Uccello

 Introitus

Sedérunt príncipes, et advérsum me loquebántur: et iníqui persecúti sunt me: ádiuva me, Dómine, Deus meus, quia servus tuus exercebátur in tuis iustificatiónibus.

Beati immaculáti in via, qui ámbulant in lege Dómini.

L’introito è derivato dal salmo 98 [corrige: 118], e vi si descrivono i principi del Sinedrio che s’adunano a concilio contro il giusto. Gli iniqui lo perseguitano non per altro che per la rettitudine delle sue vie. Le ire da lungo tempo compresse stanno per scoppiare, e il giusto sente oramai imminente il momento della lotta suprema in campo aperto. Egli è perfettamente conscio della debolezza delle sue forze, onde, tutto pieno di confidenza, supplica il Signore che lo aiuti a sostenere il martirio.

 

Colletta

Da nobis, quaesumus, Dómine, imitári quod cólimus: ut discámus et inimícos dilígere; quia eius natalícia celebrámus, qui novit étiam pro persecutóribus exoráre Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum […]

Nella colletta dimandiamo al Signore d’imitare l’esempio di Stefano, non solo perdonando ai nemici, ma amandoli perfino, e desiderando loro la grazia della conversione.

 

Lectio Actuum Apostolorum [6, 8-10; 7, 54-59]

In diebus illis: Stéphanus plenus grátia et fortitúdine, faciébat prodígia et signa magna in pópulo. Surrexérunt autem quidam de synagóga, quæ appellátur Libertinórum, et Cyrenénsium, et Alexandrinórum, et eórum, qui erant a Cilícia et Asia, disputántes cum Stéphano: et non póterant resístere sapiéntiæ et Spirítui, qui loquebátur. Audiéntes autem hæc, dissecabántur córdibus suis, et stridébant déntibus in eum. Cum autem esset Stéphanus plenus Spíritu Sancto, inténdens in coelum, vidit glóriam Dei, et Iesum stantem a dextris Dei. Et ait: Ecce, vídeo coelos apértos, et Fílium hóminis stantem a dextris Dei. Exclamántes autem voce magna continuérunt aures suas, et ímpetum fecerunt unanímiter in eum. Et eiiciéntes eum extra civitatem, lapidábant: et testes deposuérunt vestiménta sua secus pedes adolescéntis, qui vocabátur Saulus. Et lapidábant Stéphanum invocántem et dicéntem: Dómine Iesu, súscipe spíritum meum. Pósitis autem génibus, clamávit voce magna, dicens: Dómine, ne státuas illis hoc peccátum. Et cum hoc dixísset, obdormívit in Dómino.

Il brano degli Atti degli Apostoli che segue descrive a colori drammatici il giudizio di Stefano nel Sinedrio, e la sua lapidazione fuori le mura di Gerusalemme. Luca dovette apprenderne i particolari

da san Paolo, cui quell’atroce scena rimase scolpita indelebilmente nell’animo. Il Protomartire, contro cui ora insorgono particolarmente le sinagoghe rappresentanti della Diaspora nella Città Santa, cade vittima del suo zelo nella propaganda universalistica dell’ideale evangelico anche fuori delle barriere nazionali d’Israel. Egli, ellenista, rivolgendosi direttamente agli ellenisti, agli Alessandrini e ai Cirenesi, aveva sperato di trovarli meno ostili e gretti nella loro concezione messianica, ma il seme Cristiano per allora doveva marcire in terra ed essere innaffiato di sangue, ed il Protomartire cadde vittima dell’aberrazione religiosa del Sinedrio. L’opera però andrà innanzi non ostante gli uomini, chè il suo più feroce persecutore d’oggi, Saulo, suo malgrado già ne raccoglie in cuore il programma, per farsene domani l’Apostolo sino agli estremi confini del mondo.

 

Graduale

Sedérunt príncipes, et advérsum me loquebántur: et iníqui persecúti sunt me.

Adiuva me, Dómine, Deus meus: salvum me fac propter misericórdiam tuam. Allelúia, allelúia.
Vídeo coelos apértos, et Iesum stantem a dextris virtútis Dei. Allelúia.

Il responsorio graduale deriva, come l’introito, i suoi versi dal salmo 98 [corrige: 118]. Il Martire invoca aiuto dall’alto, attribuendo così la sua vittoria alla divina misericordia, che lo sostiene colla grazia. Il verso alleluiatico è tolto dagli Atti degli Apostoli (VII, 55), là dove Stefano, imperterrito in mezzo al Sinedrio, conferma la sua dimostrazione scritturale della divinità di Gesù Cristo colla propria testimonianza personale, che decide evidentemente la sua condanna a morte. Non sono già soli i Profeti ad attestare che il Cristo è Dio, ma egli stesso, Stefano, ora lo sta contemplando in cielo, assiso alla destra del Padre, consustanziale a lui, ed uguale nella maestà e nel potere.

 

Evangelium secundum Matthaeum [23, 34-39]

In illo témpore: Dicébat Iesus scribis et pharisaeis: Ecce, ego mitto ad vos prophétas, et sapiéntes, et scribas, et ex illis occidétis et crucifigétis, et ex eis flagellábitis in synagógis vestris, et persequémini de civitáte in civitátem: ut véniat super vos omnis sanguis iustus, qui effúsus est super terram, a sánguine Abel iusti usque ad sánguinem Zacharíæ, filii Barachíæ, quem occidístis inter templum et altáre. Amen, dico vobis, vénient hæc ómnia super generatiónem istam. Ierúsalem, Ierúsalem, quæ occídis prophétas, et lápidas eos, qui ad te missi sunt, quóies vólui congregáre fílios tuos, quemádmodum gallína cóngregat pullos suos sub alas, et noluísti? Ecce, relinquétur vobis domus vestra desérta. Dico enim vobis, non me vidébitis ámodo, donec dicátis: Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.

Stefano non è già semplicemente un Martire. Egli è uno dei più insigni personaggi dell’evo apostolico, onde, come i Greci gli attribuiscono il titolo di Apostolo, così anche la liturgia romana lo pone nella categoria dei profeti, dei dottori e dei maestri, di cui l’odierno Vangelo descrive la dura sorte. Gerusalemme, la prediletta di Iahvè, lapida eos qui… missi sunt, in altri termini, i suoi Apostoli, ma la misura dell’ingratitudine è ormai colma. Il Signore si ritira da lei, e l’abbandona precariamente alla propria sorte. Dico precariamente, giacché il «Pastore d’Israele» non può mai dimenticare definitivamente il suo popolo, ed egli, infatti, è pronto a ritornare ai figli di Giacobbe in misericordiis, non appena questi s’indurranno ad accettarlo come Redentore. L’acclamazione negata al Cristo dagli Ebrei e posta come condizione di ripacificazione: Benedetto Colui che viene nel nome di Iahvè, è il festoso grido della Chiesa al sopraggiungere dell’Agnello divino sull’eucaristico altare.

 

Offertorium

Elegérunt Apóstoli Stéphanum Levítam, plenum fide et Spíritu Sancto: quem lapidavérunt Iudaei orántem, et dicéntem: Dómine Iesu, áccipe spíritum meum, allelúia.

L’antifona dell’offertorio, tratta da vari passi degli Atti degli Apostoli (VI-VIII), dice dell’elezione di Stefano da parte dei Dodici. I Giudei hanno lapidato colui che era ripieno di fede e di Spirito Santo, mentre egli, piegando le ginocchia in orazione, rendeva una ultima testimonianza al Signore Gesù – era appunto qui tutta la controversia tra lui ed il Sinedrio – raccomandandogli d’accoglierne in cielo lo spirito.

 

Secreta

Súscipe, Dómine, múnera pro tuórum commemoratióne Sanctórum: ut, sicut illos pássio gloriósos effécit; ita nos devótio reddat innócuos.

La colletta per offrire le oblate al Signore è generica, ma nella commemorazione del Protomartire assume un significato speciale. L’ostia che viene immolata, associa al sacrificio di Gesù anche i patimenti dei Martiri: onde noi preghiamo che, siccome la loro morte violenta divenne per essi titolo perenne di gloria, cosi la nostra devozione valga a tenerci lontani da ogni peccato.

 

Communio

Vídeo coelos apértos, et Iesum stantem a dextris virtútis Dei: Dómine Iesu, accipe spíritum meum, et ne státuas illis hoc peccátum.

L’antifona che eseguiva la schola cantorum – quella Lateranense era dedicata a santo Stefano, onde si comprende bene come oggi voglia farsi onore collo splendido Ufficio in onore del titolare – unisce le due estreme testimonianze del primo Martire. Egli contempla Gesù alla destra della maestà di Dio, onde raccomanda a lui il suo spirito, e lo prega a perdonare ai suoi carnefici, cui accecavano ignoranza e passione. L’orazione di Stefano fu esaudita, ed il suo più bel frutto fu Paolo. Questo riavvicinamento tra il Protomartire e l’Apostolo volle appunto significare 1’antica pietà dei Pontefici, quando allato al sepolcro di san Paolo sulla via Ostiense, eresse sin dal VI secolo un insigne Oratorio, con annesso monastero in onore di santo Stefano.

 

Postcommunio

Auxiliéntur nobis, Dómine, sumpta mystéria: et, intercedénte beáto Stéphano Mártyre tuo, sempitérna protectióne confírment.

Nella preghiera di ringraziamento dopo la Comunione, dimandiamo, che la partecipazione dell’eucaristico Mistero sia in noi fruttuosa, e sostenga colla sua divina virtù la nostra debolezza. In tempi di tanta fiacchezza d’energie, di tanti compromessi colla coscienza, di tanti riguardi a quel che dicesi convenienza, rispetto umano, quale esempio di fortezza cristiana quello di Stefano che, ritto di fronte al Sinedrio, sa dire ai Giudei le verità più scottanti. Quelli a guisa d’aspidi, si serrano gli orecchi per non udirlo più oltre, e digrignano contro di lui i denti, ma l’altro, imperterrito, prosegue sino alla fine la sua lunga requisitoria, suggellandola all’ultimo col sangue. Per intercessione di santo Stefano, dimandiamo quest’oggi la fortezza, che è appunto uno dei doni dello Spirito Santo.

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