Ritornare alla Missa per fermare la deriva liturgica

La deriva liturgica avrà fine solo con il ritorno di tutti alla Messa di rito romano antico

Non con il semplice ritorno pubblico di questa Messa, mai abrogata del resto; non con il semplice riconoscimento del suo diritto a essere celebrata, del suo ritorno come Missa licita per così dire, quale “rito straordinario” accanto al “rito ordinario” vigente dal 1969, che sarebbe appunto quello del Novus Ordo ecumenico e vernacolare; bensì con il progressivo abbandono (possibilmente spontaneo) del Novus Ordo e il permanere dell’Antica Messa cattolica quale unico rito, celebrato da tutti in un’unica lingua sacra, il latino della Chiesa, la lingua cattolica.

Nell’auspicare questo esito non mi metto a fare il profeta. Si tratta di semplice buonsenso di credente. Come possono coesistere due riti ugualmente legittimi pur nella loro diversità, uno dei quali, per di più, afflitto da una “creatività” che lo trasforma di continuo ad libitum dell’officiante, facendolo anche scadere in forme degenerate? Inoltre, non può essere considerato “rito straordinario” quello più antico, celebrato da sempre, il cui canone risale addirittura ai tempi apostolici (vedi infra). Straordinario sarà caso mai l’altro, che ha oggi solo 44 anni di vita e viene dal nulla, esprimendo una concezione non cattolica ma ecumenista (e quindi neomodernista) della liturgia. Come dimenticare che alla sua elaborazione parteciparono anche sei esperti protestanti e che uno di essi (Max Thurian, della Comunità di Taizé) espresse il celebre elogio: «Uno dei frutti del Novus Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la santa cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica. Teologicamente è possibile». Di fronte a questo giudizio, mai contestato e anzi esibito a titolo di lode dall’ecumenica Gerarchia attuale, bisogna appunto chiedersi: che cosa è rimasto di veramente cattolico nella Messa del Novus Ordo? E come stupirsi del fatto che essa abbia svuotato le chiese e fatto perdere la fede a molti?

(Paolo Pasqualucci, Cattolici, in alto i cuori!, pp. 77-78)

Consacrazione MissaeHo voluto condividere con voi lettori queste severe considerazioni di Pasqualucci, che hanno il pregio di evidenziare senza buonismi le aporie insite nella “nuova” Messa. Del resto, solo chi non vuole vedere la realtà può ardire di negare le derive post-conciliari soprattutto in ambito liturgico, oltre alla confusione enorme derivata dal bando de facto della Missa nella vita quotidiana delle parrocchie, ancor oggi troppo spesso – e senza alcuna ragione – sbandierato. La celebrazione in lingua moderna può senz’altro essere mantenuta, ma occorre assolutamente un’epurazione seria e radicale di tutti gli elementi ambigui e posticci e di tutti gli orpelli che ben poco hanno a che fare con il Sacrificio Eucaristico.

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