L’insidia del neoilluminismo

Parliamo spesso, io compreso, della perniciosità del relativismo, ma raramente consideriamo cosa ci sta dietro, da dove nasce questa tendenza ideologica e ideologizzante. Il gesuita padre Mucci, che ha studiato con minuzia la persistenza dell’illuminismo (con conseguenti danni) nella modernità, non esita a ricollegare buona parte della crisi corrente dell’Occidente proprio alle dottrine dei “lumi”, continuamente riproposte dal “neoilluminismo” latente in gran parte della società contemporanea.

[…] Si deve tuttavia notare che nella Chiesa non è ancora pienamente avvertita l’ambivalenza del neoilluminismo. Troppo poco si avverte, nella Chiesa, il debito che il concetto di ragione e il concetto di immagine dell’uomo hanno contratto con gli analoghi concetti del neoilluminismo. Molto entusiasmo si spende per l’antropologia ottimistica, che vede nell’uomo soltanto ragione e libertà, e non si considera abbastanza la fonte di questa dottrina, dalla quale provengono i diversi modelli di valori e le pretese di verità differenziate. Ludger Honnefelder ha rilevato una singolare congiuntura: «Si può vedere una certa sorte tragica del Concilio nel fatto che, al punto del tempo in cui recuperava i frutti positivi dell’illuminismo, faceva breccia nel mondo della vita delle civiltà e culture occidentali l’esito dell’ambivalenza di esso»[n. 61: D. SEEBER – L. HONNEFELDER, «Per una rilettura filosofico-teologica del Vaticano II», in Humanitas (1991) n. 2, 213.]. Ma non mancano voci autorevoli che hanno messo in guardia i cristiani dalla tentazione, alimentata dal neoilluminismo, di confondere la concezione cristiana dell’uomo con quella che risale originariamente ai «lumi» settecenteschi[n. 62: Cfr. G. COTTIER, «La Chiesa e la sfida delle ideologie», in Il nuovo areopago 9 (1990) 16-33.].

Anche il Sinodo dei vescovi, che tra il novembre e il dicembre del 1991 celebrò la sua Assemblea speciale per l’Europa, ha fatto sentire la sua parola, almeno indiretta, sull’argomento. Nella sua Relatio ante disceptationem, riferendosi alla situazione dell’Europa occidentale, il card. Camillo Ruini, vicario di Roma, notava che lo stesso fallimento dell’ideologia marxista ha coinciso con il rafforzamento di tendenze laiciste e libertarie, chiuse ai valori trascendenti. Ne può derivare un incremento dello smarrimento e del vuoto che attraversano gli strati profondi della coscienza e della vita pratica dell’uomo occidentale. I cristiani devono rendersi conto di questa serpreggiante mentalità relativistica e scettica e non essere passivi nei suoi confronti[n. 63: Cfr. G. CAPRILE, Il Sinodo dei vescovi. Assemblea speciale per l’Europa (28 novembre – 14 dicembre 1991), La Civiltà Cattolica, Roma 1992, 531; 537.].

(Giandomenico Mucci, I cattolici nella temperie del relativismo, La permanente influenza dell’illuminismo, pp. 70-71)

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