La giustizia secondo Guareschi

Voglio proseguire nella mia pubblicità – totalmente senza alcun minimo interesse! – nei confronti de Il Catechismo secondo Guareschi, il volumetto in cui Alessandro Gnocchi ricostruisce quello che sarebbe potuto essere la riproposizione guareschiana del Catechismo Maggiore di San Pio X. Dopo avervi mostrato il contributo sulla vera Carità (consultabile qui: https://cattomaior.wordpress.com/2014/04/23/carita-non-ideologia/), ora trovate quello sulla Giustizia, che mette in guardia da una presunta “giustizia terrena”.

Don Camillo e crocifissoMeglio il giusto che la giustizia
44 (914) D.: Che cosa è la Giustizia?
R.: La Giustizia è la virtù per cui diamo a ciascuno quello che gli si deve.

È doloroso constatare quanto l’uomo riesca a ridursi allo stato animale sventolando come vessilli concetti altissimi. Nella sua storia, il genere umano non ha mai odiato tanto ferocemente quanto ha fatto in nome della giustizia.
La radice di tanta perversione sta nella convinzione che si debba realizzare perfettamente sulla terra questa virtù cristiana. Ma, invece, bisogna limitarsi a spingere gli uomini a essere più giusti.
Don Camillo parla di questo con il Cristo dell’altare maggiore nel racconto Esperimento. Non si tratta di colloquio facile, nonostante la buona volontà del povero parroco di Mondo piccolo. Gesù, dalla croce a cui l’ha inchiodato la follia umana, deve argomentare con grande precisione quando spiega che l’invenzione più dannosa per il genere umano è quella della giustizia terrena: «Invenzione sacrilega perché esiste una sola giustizia ed è quella di Dio. Ed esiste un solo Paradiso ed è quello celeste, mentre la giustizia terrena regola le cose del mondo come se non esistessero che i beni della terra».
E non basta, perché il miraggio della giustizia terrena porta i singoli a mischiarsi e annullarsi nella massa. A gettarsi in pasto a un mostro informe che costringe tutti, indistintamente, alle nefandezze peggiori:
Dio fissa soltanto dei doveri per ogni uomo: e non esistono i diritti delle classi, o dei popoli, ma esistono soltanto dei doveri per ognuno degli individui che compongono le classi e i popoli. Non esiste una morale individuale e una morale per le masse. In Cielo non esistono sconti per le comitive.

Tra gli uomini viene spacciata troppa falsa giustizia. Ed è un’operazione molto più facile di quanto si possa pensare. La personificazione del male, l’anticristo, ha buon gioco quando si presenta nel mondo sotto le apparenze del grande asceta, del supremo giustiziere. Non esiste trappola peggiore per chi non sappia che l’ingiustizia è la rovina più grande dell’uomo naturale, non fortificato dalla Grazia. Chi non ha occhi allenati dalla frequentazione con le cose del cielo può solo cadere nella confusione davanti alle opere del supremo giustiziere. Più i prodigi dell’anticristo saranno grandi, più sedurranno le creature. La giustizia chiederà sangue e sofferenza. E nessuno si sentirà segnato dal dolore provocato al proprio fratello. Ognuno assolverà se stesso per aver compiuto il delitto in mezzo alla folla.
La vera giustizia viaggia su strade lontane mille universi. Dà a ogni uomo ciò che gli spetta. Strappa gli individui alla massa e li ricostituisce come persone. Ne fa esseri responsabili del bene e del male commesso.
Non è facile una simile impresa nel mondo moderno, invaghito delle masse. Per questo, il Cristo crocifisso parla di momenti violenti come la nascita e la morte, per richiamare all’esistenza il concetto di persona. E indica alla speranza di don Camillo un luogo assolutamente sicuro, il Paradiso. Lì non si giunge in comitiva.
(Alessandro Gnocchi, Il Catechismo secondo Guareschi, Le virtù, Meglio il giusto che la giustizia, pp. 122-123)

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