La vera promozione umana passa attraverso l’evangelizzazione

A fronte di continue sparate in favore di una Chiesa moderna e attenta ai bisognosi, come se non lo fosse mai stata, occorre forse discernere un minimo le questioni. La Chiesa deve provvedere ai bisogni primari delle persone, che sono ben al di là del placare la fame e la sete: compito primario di ogni pastore è istruire il gregge affidatogli da Nostro Signore, perché la vita eterna è ben più importante della fugace e instabile esistenza terrena. Non si confondano, quindi, i bisognosi – ossia principalmente quanti ancora attendono l’annuncio di Salvezza e devono essere indirizzati e sostenuti nella loro fede – con i bisogni dell’uomo contemporaneo, troppo spesso lontani e completamente avulsi dalla prospettiva ultraterrena. Non ha alcun senso parlare di promozione umana e di progresso se li si valuta unicamente in base a criteri materialistici e quantitativi, nell’illusione di poter portare ricchezza e prosperità in ogni angolo del mondo, mentre si lascia decadere completamente la cura ai valori fondanti la persona, le famiglie e le società e – fatto ancor più grave – si rinuncia ad annunciare il Vangelo, quasi vergognandosi di essere portatori della Verità, l’unica via che può salvare gli uomini.

E il «servizio» più urgente e necessario che può essere reso agli uomini decaduti e infelici è l’annuncio del Salvatore e del progetto d’amore che il Padre ha pensato per noi: questa è la vera «promozione umana», che poi diventa la molla propulsiva di ogni altro «progresso» nel benessere, nella pace sociale, nella giustizia terrena.
Va anche detto che l’unico a dover essere propriamente e direttamente servito da noi è il Figlio di Dio, Gesù Cristo. «Ci sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore» (1 Cor 12, 5). Nessun altro può essere riconosciuto come padrone.
Vero è che l’unico nostro Signore si è fatto «servo» di tutti: e noi, se vogliamo veramente e concretamente servirlo, dobbiamo servirlo anche associandoci a lui in questo servizio degli altri e attendendo dunque alle necessità reali di tutti.
(Giacomo Biffi, La bella, la bestia e il cavaliere, Chiarificazioni, Lamentazione sui tempi presenti, p. 32)

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