San Bernardo, Della miseria umana (parte I)

Ho il piacere di presentare al lettore il sermone De miseria humana di San Bernardo nel volgarizzamento compiuto nel XIV sec. da un anonimo toscano e stampata per la prima volta nel 1832 da Giuseppe Manuzzi con l’aiuto del priore Domenico Bandini sulla base di diversi manoscritti collazionati in prima persona. Riporto questo breve testo, ottimo ausilio alla meditazione, mantenendone le specificità grafiche e ortografiche. Sanctus Bernardus Claraevallensis

Questo è uno Sermone, che fece S. Bernardo. O uomo, che d’anima razionale e umana carne se’ composto, ripieno di molte miserie: misero e miserabile; povero, a molte necessitadi sottoposto, deh! ritorna al cuor tuo. Perchè di fuori ti svii? che cerchi tu di fuori? perchè t’impacci negli studii carnali? perchè nelle cose basse e secolari? perchè nelle vanità d’involgi? dilettiti nelle cose basse? e dilunghiti dalle cose dentro e superne? ispanditi nelle cose di fuori, e in quelle dentro ti confondi? Quanto più al mondo t’appressi, tanto più ti dilunghi e parti da Dio. Quanto se’ più savio di fuori, tanto dentro doventi più sciocco. Quanto più in quelle cose, che sono di fuori vai vacando, tanto ti vuoti delle cose, che sono dentro da te. Quanto maggiormente tu se’ sollecito nelle cose temporali, tanto più nelle spirituali se’ mendico. O uomo! perchè è ciò, che tu ordini tutte le cose, e te medesimo non vuoi ordinare? Perchè in tutte le cose se’ savio, e in te medesimo se’ sciocco? Perchè tutte le cose di fuori t’ingegni di far buone, e te medesimo lasci esser reo e inutile? Dorme in te lo spirito di Dio: perisce in te la ragione; vive in te il sentimento. Spegnesi in te lo spirito di Dio: signoreggia in te la carne. Bolle in te l’amore delle cose terrene. Ami il mondo, e abbandoni Dio. Di tutte le cose ti ricordi, e te medesimo dimentichi. Le cose che sono sopra la terra desideri ed ami; e nelle celestiali non hai amore nè affetto. Appressiti alla morte, e dilunghiti dalla salute. Corri al demonio, e partiti da Dio. Dunque ritorna al cuore tuo, o prevaricatore; però che Dio parla pace a tutti coloro, che tornano al cuore. Tutte le cose del mondo t’ha Iddio date, e tu per queste lasci Dio. Tutte le cose per te fece Dio, e tu per tutte le cose, che t’occorrono lasci Dio; e però tutte le cose abbandoneranno te. Per le creature tu lasci il creatore: e però contro a te tutte le creature si leveranno. Però che offendendo il creatore, offendi tutte le creature; e tutte le creature, che sono fatte in tuo ministerio e utilitade, si convertiranno in giudicio ed in vendetta di te. E saranno a te guai senza fine; però che non volesti aver bene senza fine. Adunque riconosci, misero uomo, riconosci te medesimo. Ripensa che niente fosti. Attendi come reo e vile tu sei, pensi che farai. Piagni, o uomo misero, piagni senza mezzo i peccati tuoi. Disfà colle lagrime le tue malizie, e le tue miserie; però che per propria voluntade hai peccato. Dispiacciati sopra tutte le cose, dispiacciati con tutto il cuore, e continuamente ti dispiaccia, che hai avuto ardire di offendere il Signore della divina maestade, che ha podestade d’ogni carne, e di mandare il corpo e l’anima nello inferno. Inamarisca in te il cuor tuo amarissimamente; che agevolmente, volontariamente, e con diletto hai offeso il sommo padre Dio, d’incomprensibile e d’ineffabile bontà e misericordia, il quale è benigno e misericordioso eziandio sopra gli ingrati e rei. Dispiacci tutto a te, acciò che tu possa piacere a lui, che è sommo bene, e vero Dio. Al quale niuno piace, se non chi a se medesimo dispiace. E niuno a lui dispiace, se non chi a se medesimo piace. Però che Iddio distrugga l’ossa di coloro, che piacciano agli uomini. E quella cosa, che è esaltata appo gli uomini, è abbominevole appo Dio. Maraviglia è di te, uomo misero! Tutto se’ desideroso, tutto pronto, tutto acconcio, tutto mobile, tutto sollecito al male. Al bene tutto duro, tutto pigro, tutto pauroso, tutto sciocco, tutto se’ incredulo e ribello. E donde ti viene questo, se non dalla carne, la quale tu ami? Però che tu seguiti la carne, tu fai le opere della carne, e con quella sarai punito. Il frutto della carne tua è la lussuria, la concupiscenza, invidia, infermità, fragilità, dolore, vermine, corruzione putente, e puzzolente puzzo. Tu se’ tenebre d’ignoranza, in tanto acciecato, che tu non sai dove tu se’; non attendi dove tu vai; non t’avvedi del fatto tuo; non intendi le insidie del nimico, e le ingannese sue frode. Tu se’ negligente, e non pensi dove tu dei andare. Misero! non sai la via, e non ne cerchi. Però che grande via ti resta. Sollecitamente domandi il cibo, vestimento, e riposo, e tutte le necessitadi della carne, quando n’hai bisogno. Della vita, e salute dell’anima tua sempre se’ tiepido, e non ne curi, bene che sempre n’abbi bisogno, come pieno d’iniquitadi. Misero uomo! bene curi dove pasci il misero corpo e vestilo; e curi come tu soddisfaccia a’ diletti della carne, la quale di qui a pochi dì sarà pasto di vermini. Corri e discorri; vegghi e non pigli sonno con gli occhi; acciò che tu empi il ventre de’ tuoi desiderii. Deh per l’anima tua, che dee essere presentata in cielo, perchè non se’ sollecito, acciò che la presenti di buone opere, vestila di virtudi, acciò che non appaja la confusione della nudità sua? O uomo misero, sempre cerchi d’empire il ventre, perchè non pasci l’anima affamata? Del vaso dello sterco sempre curi. Pasci la sterile, e quella che non partorisce, e l’anima affamata non pasci di bene. Guai a te, che l’anima tua di fame muore in te. Guai a te, e guai a te sarà, che dai quello, che non è di Cesare, a Cesare; e non rendi quello, che è di Dio, a Dio. e però maledetto se’ da Dio, e confuso da lui. Vedi, misero uomo, vedi che tutto è vanitade, tutto è stoltizia, tutto è pazzia, ciò che tu pensi, ciò che vuogli, ciò che parli, ciò che fai in questo mondo, fuori che quello che fai in Dio, e per Dio, e a onore di Dio. (Della miseria umana. Sermone di San Bernardo volgarizzato nel buon secolo della lingua, pp. 9-14)

(Continua: https://cattomaior.wordpress.com/2014/10/23/san-bernardo-della-miseria-umana-parte-ii/)

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