Giovanni da Kety, professore e Santo

Nel mondo contemporaneo sembra quasi impossibile immaginare uno degli attuali intellettuali protagonisti delle Università ergersi come modello di santità, eppure la Chiesa cattolica, nella sua prodigiosa parabola storica, ha conosciuto diversi personaggi di primissimo piano che potrebbero favorire – o, almeno, esortare – l’ambizione di coniugare scienza e fede. Si pensi al beato Contardo Ferrini, gloria dell’Ateneo pavese e particolarmente venerato in Lombardia, o al Santo venerato correntemente il 23 Dicembre, San Giovanni da Kenty (Jan Kanty), un insegnante polacco del XV sec. assurto a tale gloria degli altari da essere venerato quale patrono della Polonia e della Lituania. Eccone la significativa presentazione che ne diede il beato Ildefondo Schuster, quando la memoria liturgica di questo San Giovanni cadeva ancora il 20 Ottobre:


Giovanni da Kenty morì il 24 dicembre 1473, ma la sua festa da Clemente XIV fu assegnata a questo giorno [: 20 Ottobre].
Il Santo nellagiografia cattolica si distingue per un carattere tutto particolare, che ancora oggi lo rende, dirò così, d’attualità, e fa sì che ben si adatti all’imitazione dei nostri fedeli. Egli fu parroco, missionario; ma quello che più spicca in lui, si è l’ufficio altresì di professore santo, che ricoprì a lungo nell’università di Cracovia. Molti ritengono che la posizione dell’insegnante universitario, inebbriato della voluttà del proprio sapere, sia la più inadatta alla professione della perfezione cristiana. Giovanni da Kenty ha sfatato questo pregiudizio, ed ha mostrato che non la boria, ma l’ascendente d’una vita santa rende immensamente efficace l’insegnamento del maestro sull’animo della gioventù studiosa.
L’Eterna Città ammirò più volte la pietà del nostro santo Professore, quando se ne stava prostrato per lunghe ore ai sepolcri dei Principi degli Apostoli e dei Martiri. Interrogato una volta da alcuno, perchè mai si accingesse ad un viaggio così pericoloso, dal momento che non intendeva di procurarsi presso la Curia Romana nè benefici ecclesiastici, nè onori, rispose che lo faceva per scontare in questa maniera il suo purgatorio, e per guadagnare le numerose indulgenze concesse a chi visita le basiliche degli Apostoli nella Città Eterna.
Giovanni da Kenty, che in vita si era distinto per una generosissima carità verso i poverelli, dopo morte venne illustrato da Dio da un gran numero di miracoli. La [sua] messa è tutto un elogio di questa generosità del santo Professore.
(Card. A. I. Schuster, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano, vol. IX, pp. 47-48)

Sw. Jan Kanty

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